Che cosa rende un dolce chetogenico?
Il primo passaggio è togliere lo zucchero, ma da solo non basta quasi mai. Al posto del saccarosio entrano eritritolo, glicosidi steviolici o altri dolcificanti che non contribuiscono ai carboidrati disponibili.
Il secondo passaggio riguarda la farina, che in un dolce tradizionale porta più carboidrati dello zucchero stesso. Nei prodotti keto viene sostituita da farine di frutta secca, fibre o concentrati proteici.
Quando uno dei due passaggi manca, il prodotto resta a metà strada. È il motivo per cui due dolci entrambi definiti keto possono avere valori molto distanti, e perché conviene guardare la tabella invece della dicitura sul fronte.
Dieci volte di differenza, dentro la stessa sezione
Il divario tra il dolce più leggero e il più carico di questa gamma è di circa dieci volte sulla porzione reale. È il dato più utile da conoscere prima di scegliere, e non compare in nessuna descrizione di prodotto.
All'estremo basso ci sono le gelatine di konjac, con 1,35 g a bustina e 6 kcal. Poco sopra si collocano le creme spalmabili più asciutte, con 1,3 g su una porzione da 25 g.
Nel mezzo stanno cioccolato e barrette, tra 2,2 e 8,4 g a porzione secondo la variante. Un cioccolato vegano alle mandorle porta 2,2 g su 26 g, una barretta al doppio cioccolato arriva a 8,4 g su 40 g.
All'estremo alto ci sono i prodotti da forno con ripieno: un croissant farcito porta 13,5 g a pezzo. Resta un prodotto a ridotto contenuto di carboidrati rispetto al suo equivalente tradizionale, ma occupa una fetta importante del budget giornaliero.
Perché due prodotti simili danno numeri diversi
La differenza viene quasi sempre da due ingredienti: il latte in polvere e il ripieno. Sono anche i due che il nome del prodotto non menziona.
Il latte in polvere porta lattosio, che è zucchero a tutti gli effetti. Nella gamma di cioccolato, le varianti vegane senza latte stanno tra 8,4 e 16,4 g di carboidrati per 100 g, mentre quella con latte intero in polvere arriva a 28,3 g.
Il ripieno segue la stessa logica in versione più marcata. Un croissant semplice dichiara 4 g di carboidrati per 100 g, lo stesso croissant farcito ne dichiara 27.
Da qui una regola pratica: più il prodotto è composto, più i carboidrati salgono. Vale a parità di marca e di categoria, quindi è un criterio utilizzabile anche fuori da questo assortimento.
Come scegliere in base al momento
Se cerchi solo la voglia di dolce senza fame, il criterio è il minimo impatto. Gelatine e cioccolato fondente vegano coprono quel bisogno restando sotto i 2,5 g a porzione.
Se lo spuntino deve saziare fino al pasto successivo, serve grasso e non dolcezza. Barrette e creme spalmabili portano tra 28 e 58 g di grassi per 100 g, ed è quello a reggere, non lo zucchero assente.
Se il dolce sostituisce la colazione, conviene guardare anche le proteine. Alcune barrette e alcune creme, come quella al burro di arachidi con 22,5 g per 100 g, cambiano funzione proprio grazie a quel valore.
Scegli in base al momento e controlla il valore sulla porzione, non sui 100 g.
Domande frequenti
Si possono mangiare dolci nella dieta chetogenica?
Sì, se sostituiscono sia lo zucchero sia la farina. Togliere solo lo zucchero non basta, perché in un dolce tradizionale la farina porta più carboidrati del dolcificante. I valori della gamma vanno da 1,35 a 13,5 g a porzione.
Qual è il dolce keto con meno carboidrati?
Le gelatine di konjac, con 1,35 g a bustina nella variante più bassa. Tra i prodotti che saziano, la crema al cioccolato scende a 1,3 g su una porzione da 25 g.
Perché due cioccolati keto hanno valori così diversi?
Per la presenza di latte in polvere, che porta lattosio. Le varianti vegane stanno tra 8,4 e 16,4 g di carboidrati per 100 g, quella con latte intero in polvere arriva a 28,3 g.
Contengono zucchero?
Non contengono zucchero aggiunto, ma alcuni contengono zuccheri naturalmente presenti negli ingredienti. Latte in polvere, frutta secca e concentrati di frutta ne portano una quota, riportata in etichetta alla voce di cui zuccheri.
Quanti dolci keto si possono mangiare al giorno?
Uno o due porzioni rientrano nella maggior parte dei piani. Con un budget di 20 g al giorno, due porzioni da 3 g coprono già il 30% del totale, quindi vanno contate insieme ai pasti.
I dolcificanti usati alzano la glicemia?
Eritritolo e glicosidi steviolici non apportano energia disponibile e sono usati proprio per questo. Compaiono comunque nella riga dei carboidrati in etichetta, perché la normativa europea li conteggia lì.
Meglio un dolce o una barretta come merenda?
Dipende se devi coprire una voglia o una fame. Per la voglia bastano gelatine o un quadratino di cioccolato, per la fame serve il grasso di una barretta o di una crema, tra 28 e 58 g per 100 g.